Diari di viaggio

Vacanze di Pasqua a Istanbul Turchia (Adriana Perrelli)


Quest’anno io e la mia famiglia abbiamo deciso di passare levacanze di Pasqua a Istanbul.

Suona un po’ strano, se penso che questa città conta una nettissima maggioranza di musulmani, eppure direi proprio che questo apparente “contrasto” ha reso questo viaggio ancora più curioso e affascinante.

Siamo partiti la mattina del venerdì santo insieme ad un gruppo di amici. Durante il volo, durato circa un’ora e mezza, ci è stato servito un piccolo pranzo turco di “benvenuto”. Ci siamo resi conto del fuso orario (+1h) solo una volta a terra!

Tuttavia non abbiamo dovuto aspettare troppo tempo per uscire dall’aeroporto e incontrare la città.

A differenza di altri viaggi, questa volta non ho avuto molto tempo per documentarmi sul luogo, però le guide che ci hanno assistito dall’arrivo fino alla partenza erano davvero competenti.

Numerosissime volte, durante i trasferimenti da un luogo all’altro, ci hanno ripetuto che la città si estende su due continenti, l’Asia, dove siamo atterrati, e l’Europa, dove si trovava il nostro hotel.

Le due zone sono separate dal Bosforo e collegate da ponti sospesi e molto scenici. Inoltre la parte europea è attraversata da un piccolo canale cieco, lo Stretto di Istanbul, che conduce al centro storico più antico della città. Tutto chiaro, no? In realtà di fronte a queste strisce di acqua scura non è poi tutto così chiaro!

Per questo motivo, subito dopo il rapido check-in in hotel, la guida Osman ci ha consigliato di cominciare a esplorare la città dalla zona Taksim, una delle più frequentate e ricche del versante europeo.

La fermata della metro era abbastanza vicina all’hotel e piazza Taksim distava da lì solo tre fermate.

Questo luogo è stato lo scenario delle proteste del giugno 2013, e recentemente, anzi proprio nei giorni immediatamente precedenti la nostra partenza i telegiornali parlavano di nuovi disordini e clima sociale teso. In realtà l’aria che noi abbiamo respirato non solo era tranquilla, ma direi anche festosa!

La famosa piazza è collegata alla Torre Galata, un imponente torre genovese più vicina allo stretto, da un’affollatissima strada commerciale lunga 1,5 km, la Istiklal caddesi . Lo spirito di Istanbul, per come l’ho potuta conoscere io, si concentra lì: file di negozi infiniti incastrati in palazzi storici, balconi pieni di fiori e lunghe vetrate di pasticcerie, tutto avvolto nei movimenti imprevedibili della folla rumorosa, tra le percussioni e i canti degli artisti di strada, l’odore caldo delle castagne e poi, improvviso e intenso, il vocione del muezzin che richiama alla preghiera.

Lo spirito di Istanbul, però, non è dominato dalla cultura musulmana. Infatti la Istiklal, una caddesi(una “via”) davvero multietnica, offre una varietà di soggetti e culture che è propria della popolazione della stessa Istanbul. Per esempio durante questa prima passeggiata ci siamo imbattuti in una chiesa ortodossa, proprio all’inizio della strada, circondata da fumanti fast food di kebab, e in due chiese cattoliche. Per curiosità siamo entrati nella chiesa di Santa Maria Draperis: un piccolo gruppo di fedeli stava seguendo una via crucis in turco, francese e italiano!

La breve pioggia del pomeriggio non ci ha impedito di raggiungere la Torre Galata, dalla cui cima si gode di un bellissimo panorama completo della città. Lì intorno, i vicoli brulicavano di gente, turisti e non. Osman ci ha consigliato di provare la cucina turca all’Helvetia, uno dei numerosi  locali tipici lì in zona. È stata una cena molto particolare, tutta a base di verdure preparate al  momento secondo cotture tipiche. Non sono un’amante del cibo “orientale”, però credo che la cucina sia una parte fondamentale della cultura di un luogo, perciò ho assaggiato tutto. Per mia fortuna il cibo turco non è eccessivamente speziato, quindi ho potuto assaporare il mio piatto coloratissimo.

La stazione della metro era vicina, ma abbiamo preferito tornare in hotel in  “taksi”. Il nostro hotel non distava molto dalla zona della Torre, ma le strade, soprattutto in alcuni punti, erano molto trafficate. Tuttavia personalmente questo particolare, anche nei giorni seguenti, non mi ha infastidita troppo. Istanbul è una grande città, il nostro albergo si trovava in una zona abbastanza frequentata, circondato da grattacieli... e poi mi incuriosiva guardarmi intorno dalla prospettiva di un’automobile, come un ordinario abitante del posto.

Una volta in hotel, alcuni del nostro gruppo hanno goduto della zona fitness, con palestra, piscina e vasca idromassaggio. Io, invece, ho dato un sguardo al panorama metropolitano visibile dal 9° piano e sono andata a dormire,  curiosa e contenta.


Il giorno dopo, sabato, alle 9 abbiamo conosciuto Alev, una guida “originale” turcache ci ha portati a scoprire il cuore della città, cioè il quartiere antico. Lei era preparatissima ed è stata molto paziente e discreta. Credo che la visita guidata sia molto più conveniente del giro “fai da te”: infatti, da un lato la guida è un aiuto importante per orientarsi e godere appieno delle opportunità del luogo; dall’altro lato la sua presenza consente di evitare le code chilometriche all’entrata dei luoghi d’interesse. In questo modo abbiamo risparmiato molto tempo e Alev ha risposto a tutte le nostre curiosità.

Il ricordo che conservo dei tre monumenti visitati quel giorno è il colore orientale. Un esempio significativo è il palazzo Topkapi, residenza dei sultani per lunghi secoli: l’oro e il bianco dominano, e questa luminosità diffusa è ampiamente decorata e arricchita da una grande varietà di ceramiche, soprattutto tendenti al blu. Questo colore spiega anche il secondo nome del Sultanhamet, la “Moschea blu”, per via delle ceramiche e degli affreschi floreali azzurri presenti all’interno. Entrare in questa moschea è stato interessante perché le donne hanno dovuto indossare un velo, fornito all’ingresso, e coprire le gambe nel caso in cui i pantaloni indossati fossero troppo “aderenti”. In più il suolo sacro, morbido, poteva essere calpestato solo da piedi senza scarpe.

Per entrare nella basilica di Santa Sofia, invece, non è stato necessario effettuare questo rituale perché questo particolare edificio oggi è un museo. Un giudizio estetico? La moschea blu è più elegante, è il classico monumento da foto ricordo. Ma la bellezza di Santa Sofia sta nella sua storia, una storia scolpita nell’irregolarità dei suoi marmi, nel “pasticcio” architettonico che essa mostra al visitatore: una storia che dà valore alla sua apparente antiesteticità. Dico questo perché ho notato che molti del nostro gruppo sembravano quasi delusi dal “disordine” della basilica-museo; per fortuna le smorfie dei loro visi si sono addolcite dopo la spiegazione di Alev, breve e completa.

Al “Pudding Shop”, un ristorantino a due passi dal parco Sultanhamet, abbiamo assaporato il primo (di una lunga serie di) kebab originale della vacanza. In alternativa alcuni di noi hanno provato delle verdure tipiche, il the turco,- l’equivalente del caffè in Italia -, e i baclava, quadratini di pasta sfoglia farciti di miele e pistacchi. Questi dolcetti, il te, i pistacchi e molti altri prodotti tipici coloravano vivacemente le vie del Gran Bazar, la nostra meta post-pranzo. Nonostante la folla di turisti e la grande quantità di merce turistica,- Alev diceva che i cittadini turchi non sono soliti fare spese proprio lì -, l’atmosfera era davvero caratteristica. Oltre alle bancarelle di tessuti, spezie e souvenir, vi sono anche dei piccoli bar coloratissimi dove sorseggiare un the o una bevanda al melograno, frutto tipico e onnipresente.

Il sabato sera turco ci aspettava. Una breve sosta in hotel per prepararci e poi via a Taksim, tra i locali la musica la folla della Istiklal. un esempio di “cultura multiforme” di Istanbul può essere questo: una delle tre chiese cattoliche della è quella di Sant’Antonio da Padova. Quella sera, essendo sabato santo, tre sacerdoti celebravano contemporaneamente una messa in tre lingue diverse, turco, inglese e italiano. Ci siamo trovati al momento delle omelie, ognuna secondo un diverso "stile”, per esempio il sacerdote anglofono interagiva con i fedeli cantando e invitando a battere le mani!

Cena e passeggiata all’ombra della luna piena rossa in una meravigliosa notte d’oriente.

 

La visita della città dall’interno non ci bastava, quindi per la domenica di Pasqua abbiamo programmato una crociera sul Bosforo lungo le coste europea ed asiatica della città. Dallo stretto, infatti, è possibile osservare le facciate di numerosi palazzi storici a cui Alev, che ci ha accompagnati, dava un nome e una storia per noi.

Per quanto riguarda l’itinerario classico ci mancavano solo due luoghi caratteristici da visitare: le antiche cisterne e il mercato delle spezie. Suggestivo. Suggestivo lo scenario delle cisterne, gallerie dorate e scure di colonne piantate nell’acqua, prove dell’ingegno umano senza tempo. Suggestivo il profumo del mercato e la sua essenza orientale.  A questo punto Alev, prima di salutarci, ci ha indicato due possibilità: esplorare la zona circostante il mercato o tornare a Taksim. In entrambi i casi le opportunità erano molteplici. Alcuni di noi sono rimasto nel centro antico per visitare un’altra grande moschea vicina all’entrata del mercato, altri, a Taksim, si sono dedicati alla visita di musei o allo shopping.

La moneta ufficiale della Turchia è la lira e il cambio lira/euro era molto favorevole, quindi fare spese (di ogni tipo) risultava molto conveniente. Io, per esempio, che adoro i colori e le fantasie orientali, ho cercato dei vestiti tipici e ho comprato dei pantaloni-pareo in tessuto leggero e variopinto. Alcuni di noi, invece, hanno approfittato della convenienza per rilassarsi in un hammam tipico, il mattino della partenza. Il volo nel primo pomeriggio, infatti, ci ha concesso ancora qualche ora da vivere in libertà in giro per la città.

 

Adriana Perrelli

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